Pescatori
Inebriante, l'aria che sale su per le narici è fresca e punzecchia un po'. Il vento di ponente scompiglia i ricci già per loro natura ribelli, unico strascico di una gioventù ormai lontana.
Sempre il mare a ricordarti il moto della vita fra calma placida e onde tempestose. Mare che a volte è viola e a volte blu come l'anima tua presa dalle cose.
Le mani nodose come le corde che intrecciavi, la pelle scura di salsedine e sole. Lo sguardo non più acuto scruta il profilo lontano di pescherecci gravidi. Fra poco il porto sarà in fermento fra urla di chi vende e di chi compra.
Compare Totò lo raggiunge, un breve cenno della testa il loro reciproco saluto. In silenzio guardano i pescherecci avvicinarsi al molo ed attraccare: braccia giovani e forti luccicano di sudore e acqua. I due compari sempre zitti provano una leggera fitta al cuore perché quella vita, così dura e a volte amara, manca come l'aria. Adesso dormono la notte come tutti e pranzano in famiglia, la vita è un po' più lenta e ritmata da nuove cose. Ma l'ebbrezza di uscire nottetempo, il silenzio dei motori nell'attesa che i pesci abbocchino, l'umido che entra nelle ossa, riparare una nassa, preparare le reti, nulla può sostituire tutto questo.
Con un accordo tacito i due vecchi lupi di mare si avvicinano al peschereccio di Pippo commentando con grande competenza tutto il pescato. Alcune tecniche sono rimaste inalterate ma ci sono cose nuove di cui capiscono poco. A volte i più giovani li guardano con fare canzonatorio a volte con l'affetto riservato ai nonni. Capita ogni tanto di sistemare le reti usate cosa che li fa sentire bene, ancora utili, ancora in grado.
Allo scemare delle contrattazioni i due si salutano nuovamente col semplice gesto del capo e ognuno procede lentamente verso casa. Sembrano portare un carico enorme su quelle spalle curve ma lo sguardo è ancora fiero e carico di una esperienza senza pari.
09/06/2026

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