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Le giornate della merla, il web e il freddo che… non c’è

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Sapete qual è una delle caratteristiche della nostra società? Quella di essere connessi sempre, ovunque, per tutto. Desideri un’informazione? C’è questa mamma cibernetica che tutto conosce e tutto ti dirà. Anche per il meteo in tempo reale, una volta mettevamo il nasino fuori dalla finestra e tanto bastava a farci sapere “che tempo fa”, oggi preferiamo un supporto che sia più affidabile delle nostre narici congelate, lo sa bene la famosa merla della omonima leggenda; eccola lassù, nera come la pece con il suo becco giallo oro, che si gode lo spettacolo di una strana umanità dall’alto di un ramo spoglio. I nostri nonni raccontano che gli ultimi giorni di gennaio vengono dedicati a questo amico piumato perché, narra la leggenda, in un tempo lontano una giovane merla sorpresa dall'improvviso ritorno del gelo volò a ripararsi dentro un comignolo trovando il tepore che le permise di tornare a volare, sana e salva, proprio il primo giorno di febbraio. Il calore del comignolo regalò alla ...

Vita di un mattone che divenne casa

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Nando si   guardò intorno per la prima volta. Intravedeva molte cose ma era assai confuso quando sentì "psss psss non preoccuparti, chiedi a me tutto quello che vuoi sapere. Quelli che stai guardando sono uomini muratori: loro ci creano, ci prendono e ci impilano. Dicono che ognuno di noi deve essere perfetto perché tutti insieme saremo un'altra cosa, una casa. La nostra è già a buon punto, io la chiamo mamma". Nando rimase senza fiato e cercò di guardare oltre "e quella cos'è?" chiese timido. "Si chiama erba ed è verde e fresca. Dicono che finita la mamma gli uomini abitanti ci giocheranno su e pianteranno fiori. E quello lassù è il cielo! E' azzurro ma a volte diventa buio e cade acqua che può rovinarci se è troppa". Dopo un fiume di domande, p roprio mentre Nando stava per chiedere il nome, a quel mattone, fu afferrato da un uomo muratore e portato via lontano. Non lo  rivide più; il povero mattone cercò di dire a Nando che il suo nome era G...

Dove inizia il mare?

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Ho finito di leggere Oceano mare di Baricco ("ah non l'avevi ancora letto?" direte voi, "con i miei tempi faccio tutto" dico io) e ora sono qua che vorrei scrivere che sensazioni mi ha lasciato e mi ritrovo con il bianco di quelle tele di Plasson che a molti sembra solo bianco e ad alcuni un mondo intero. Ho letto il libro con la sensazione di assistere ad una pièce teatrale, persino nelle parti in cui i personaggi sono dinamici io ho avvertito staticità, quella che preannuncia qualcosa, bella o brutta si scoprirà. I personaggi, così definiti e ai limiti del verosimile, si muovono come attori sulla scena. C'è quasi un cullare di onde che li porta a muoversi nelle proprie vite, così apparentemente distanti, così intimamente unite.  Vite che si incontrano nella magica locanda Almayer, luogo in cui più che i corpi si incontrano le anime e si incontra se stessi. Un cerchio che si chiude con la perfezione che solo il destino riesce ad avere.  Che dire, sento anco...