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Grandi e piccoli

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Ricordo che vi osservavo silenziosa, il più delle volte non capivo nulla di ciò che dicevate. Eravate i "grandi", quelli che sapevano le cose, quelli di cui fidarsi. Ancora rido pensando alla prima volta che sentii la parola "eventualmente": zia Maria stava aprendo la porta di casa e mamma le disse "eventualmente ci sentiamo domani". Folgorata lì seduta stante per giorni non dissi altro che "eventualmente". Poi ecco il gran giorno, il momento in cui alle feste comandate venivi trasferito dal tavolo dei piccoli a quello dei ragazzi. Era un salto di qualità molto ambito voleva dire che ormai eri cresciuto, potevi fare cose, mangiare le loro stesse cose e sentire i discorsi dei grandi... Non proprio tutti in verità! Via via il tavolo dei piccoli si è ridotto così come quello dei ragazzi, nei giorni di festa si apparecchia una sola tavola e occorrono sempre meno sedie. Qualcuno guarda e ascolta ciò che dico forse rivestendo tutto di intoccabile sacra...

Compleanni

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  Il compleanno: è un argomento su cui si può dire ancora qualcosa? C'è chi lo pubblicizza, chi lo detesta, chi lo affronta con allegria (a volte un po' forzata?), chi con mesta tristezza e chi davanti alle cifre tonde entra in crisi. E io? Non saprei dire. Potrei riassumere così i miei compleanni: allegria che a volte è addirittura sconfinata nella euforia oppure una malinconia paralizzante che mi ha stampato in viso un sorriso artefatto per l'arco delle 24 ore. Una cosa  certa è che a mettermi un po' di ansietta sono stati i compleanni con cifre anomale: 17, 27, 42 e ora 58. Sarà per quel sentore di cifra tonda che si avvicina, sarà che noi della Vergine abbiamo questo vizio assai nocivo di guardare più in là cosa accadrà, fatto sta che i bilanci li ho sempre fatti in anni non sospetti. Oggi per esempio che mi ritrovo a 58 anni e 1 giorno sono qui a rimuginare perdendomi in quei meandri pericolosissimi della mente alla ricerca di cose positive e negative della mia vit...

Lettere da lontano

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Il lungo epistolario racchiudeva  un'armonia per certi versi sconosciuta; forse, si diceva Marta fra sé e sé, solo le cose intangibili hanno un tale potere, quella capacità di sceverare dagli animi esclusivamente il meglio. Scrivere poi era qualcosa di magico per lei: dover mettere nero su bianco le proprie sensazioni, le emozioni più recondite, era come liberarsi dalla corazza indossata ogni ora di ogni giorno. Luisa, così simile a lei per quella estrema sensibilità che rende il vivere una cosa ardua e piena di ostacoli, era presente col pensiero più di coloro che le stavano affianco. Erano ormai molti anni che si scambiavano pensieri, non spesso in verità ma in modo sincero ed intenso. Avevano anche fantasticato di incontrarsi un giorno, in Provenza o in un posto altrettanto magico. Poi la vita, così rigorosa nell'attuare i suoi piani, aveva deciso altrimenti e gli accadimenti avevano spento questa piccola scintilla. La vita, pensava con un velo di malinconia, è una cosa così...