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L'ombrello rosso

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Questo giorno dedicato ai defunti per me è di colore rosso, il colore di quell'ombrellino che ricevetti in regalo da bimba.  Ci svegliammo presto quel giorno io e mio fratello e cercammo i regali che i morti ci avevano lasciato: se non ricordo male li trovammo in camera di mamma e papà. Tutti sul lettone a spacchettare i doni: un ombrellino verde per lui e uno rosso per me. All'epoca questi morti erano figure lontane, mai conosciute, come nonno Saro, ma così presenti, così vive e ancora pronte a farci doni. La morte non era uno spauracchio.  Ero molto orgogliosa del mio ombrello e piansi davvero tanto quando mi fu rubato. Negli anni molti visi amati si sono aggiunti a quelli del passato e all'ombrellino si sono sostituiti altri doni, fatti di impalpabili carezze, di presenza protettrice, di comunione d'anime.  E quando mi prende un po' di friccicore nello stomaco pensando al mio momento di passaggio da questa vita all'altra mi torna in mente proprio quell'om...

La rosa bianca

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Il mio giardino ha avuto negli anni molte piante di rose. Non sono un'esperta e non conosco le varietà ma so che c'era la rosa gialla: era vicino al sedile di Massimo e godeva dell'ombra dell'ulivo, aveva all'interno delle delicatissime striature rossastre e un buon profumo. Più in là c'era quella arancione, vicino alla palma: il suo odore era intenso e inebriante e io usai proprio i suoi petali per fare il rosolio.  Poi tutte in fila vicino ai frangivento c'erano nell'ordine: la rosa nera, la rosellina d'Africa e la rosa rosa. La rosa nera divenne di un bel viola intenso dopo una errata potatura. Faceva un solo fiore gigantesco con i petali ciccioni ed emanava anch'essa un profumo deciso. La rosellina d'Africa c'è ancora: una pianta ostinata, sembra davvero avvezza al variare del clima tipico dei paesini pedemontani. Ha piccoli fiori rossi che sbocciano a gruppetti: sembrano un gruppetto di amici pronti al divertimento. La rosa rosa mi è...

Grandi e piccoli

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Ricordo che vi osservavo silenziosa, il più delle volte non capivo nulla di ciò che dicevate. Eravate i "grandi", quelli che sapevano le cose, quelli di cui fidarsi. Ancora rido pensando alla prima volta che sentii la parola "eventualmente": zia Maria stava aprendo la porta di casa e mamma le disse "eventualmente ci sentiamo domani". Folgorata lì seduta stante per giorni non dissi altro che "eventualmente". Poi ecco il gran giorno, il momento in cui alle feste comandate venivi trasferito dal tavolo dei piccoli a quello dei ragazzi. Era un salto di qualità molto ambito voleva dire che ormai eri cresciuto, potevi fare cose, mangiare le loro stesse cose e sentire i discorsi dei grandi... Non proprio tutti in verità! Via via il tavolo dei piccoli si è ridotto così come quello dei ragazzi, nei giorni di festa si apparecchia una sola tavola e occorrono sempre meno sedie. Qualcuno guarda e ascolta ciò che dico forse rivestendo tutto di intoccabile sacra...