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Vita di un mattone che divenne casa

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Nando si   guardò intorno per la prima volta. Intravedeva molte cose ma era assai confuso quando sentì "psss psss non preoccuparti, chiedi a me tutto quello che vuoi sapere. Quelli che stai guardando sono uomini muratori: loro ci creano, ci prendono e ci impilano. Dicono che ognuno di noi deve essere perfetto perché tutti insieme saremo un'altra cosa, una casa. La nostra è già a buon punto, io la chiamo mamma". Nando rimase senza fiato e cercò di guardare oltre "e quella cos'è?" chiese timido. "Si chiama erba ed è verde e fresca. Dicono che finita la mamma gli uomini abitanti ci giocheranno su e pianteranno fiori. E quello lassù è il cielo! E' azzurro ma a volte diventa buio e cade acqua che può rovinarci se è troppa". Dopo un fiume di domande, p roprio mentre Nando stava per chiedere il nome, a quel mattone, fu afferrato da un uomo muratore e portato via lontano. Non lo  rivide più; il povero mattone cercò di dire a Nando che il suo nome era G...

Dove inizia il mare?

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Ho finito di leggere Oceano mare di Baricco ("ah non l'avevi ancora letto?" direte voi, "con i miei tempi faccio tutto" dico io) e ora sono qua che vorrei scrivere che sensazioni mi ha lasciato e mi ritrovo con il bianco di quelle tele di Plasson che a molti sembra solo bianco e ad alcuni un mondo intero. Ho letto il libro con la sensazione di assistere ad una pièce teatrale, persino nelle parti in cui i personaggi sono dinamici io ho avvertito staticità, quella che preannuncia qualcosa, bella o brutta si scoprirà. I personaggi, così definiti e ai limiti del verosimile, si muovono come attori sulla scena. C'è quasi un cullare di onde che li porta a muoversi nelle proprie vite, così apparentemente distanti, così intimamente unite.  Vite che si incontrano nella magica locanda Almayer, luogo in cui più che i corpi si incontrano le anime e si incontra se stessi. Un cerchio che si chiude con la perfezione che solo il destino riesce ad avere.  Che dire, sento anco...

L'infinitamente piccolo

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Ci sono cose talmente piccole che, nonostante facciano parte della nostra quotidianità, non sappiamo nemmeno che esistano. Ci sono particolari che, sebbene parte di qualcosa di più complesso, estrapolati dal loro naturale contesto, appaiono irriconoscibili. La macro fotografia ci aiuta in questo. L’ingrandimento, oltre la normale capacità dell’occhio umano, apre nuovi mondi, il micro sconfina quasi nel macro, l’infinitesimo nell’infinito. Ma se è vero che la fotografia è finzione (in base all’inquadratura e a sapienti giochi di luce possiamo far apparire o scomparire elementi, persone, anche folle intere), la macro fotografia lo è ancor di più: e quindi potremo far sembrare grandissimo un piccolo insetto trasformare un graffio in una stella cadente  e perfino far apparire come cattivissima la nostra tanto amata innocente coccinella. Massimo Malgioglio Massimo Malgioglio  Bio