Vita di un mattone che divenne casa







Nando si guardò intorno per la prima volta. Intravedeva molte cose ma era assai confuso quando sentì "psss psss non preoccuparti, chiedi a me tutto quello che vuoi sapere. Quelli che stai guardando sono uomini muratori: loro ci creano, ci prendono e ci impilano. Dicono che ognuno di noi deve essere perfetto perché tutti insieme saremo un'altra cosa, una casa. La nostra è già a buon punto, io la chiamo mamma".
Nando rimase senza fiato e cercò di guardare oltre "e quella cos'è?" chiese timido. "Si chiama erba ed è verde e fresca. Dicono che finita la mamma gli uomini abitanti ci giocheranno su e pianteranno fiori. E quello lassù è il cielo! E' azzurro ma a volte diventa buio e cade acqua che può rovinarci se è troppa".
Dopo un fiume di domande, proprio mentre Nando stava per chiedere il nome, a quel mattone, fu afferrato da un uomo muratore e portato via lontano. Non lo rivide più; il povero mattone cercò di dire a Nando che il suo nome era Gigi ma l'uomo muratore era troppo veloce. Poi Nando si rese conto che gli stava parlando "Sei l'ultimo sai? L'ultimo mattone che userò per quel muro portante. Dovrò vedere se sei perfetto; spero di sì perché mi stai simpatico". 
"Oh Carlo vieni qua che si fa una pausa!" a urlare era un altro uomo muratore. Carlo guardò il mattone e lo lanciò fra gli scarti "Arrivo Ludovico".
Il povero Nando si sentì morire bisbigliando "ma cos'è che non va in me".
Passò un tempo che a lui sembrò un'eternità, sentiva una cosa strana che gli altri mattoni definivano disperazione. Li guardava con angoscia, tutti lì ammassati insieme a lui, chi rotto a metà, chi solo scheggiato. Nando cercava di capire se lui avesse qualcosa di simile ma non riusciva a vedere nulla. 
Poi d'improvviso Carlo tornò a cercarlo "Oh bellino eccoti qua! Vieni con papà che ti sistemo io!". E fu così che Nando trovò il suo posto in quel muro portante e conobbe altri mattoni con cui trascorse tutta la sua vita.
Gli anni passarono placidi.
La casa di cui faceva parte si chiamava Matilda o per lo meno così la chiamava affettuosamente l'uomo che la abitava. La sentiva parlare fra sé e sé ed ogni volta era una grande emozione.

"C'è aria di primavera ed io mi sento rinascere.

Marta ha tirato fuori le tende bianche e le ha messe su. Adesso il patio è di nuovo un luogo invitante e fresco, pronto ad accogliere chi cercherà rifugio dalle assolate giornate d'estate, chi vorrà sorseggiare una bibita fresca leggendo il giornale o un libro, chi ascolterà le confidenze bisbigliate a nonna Selma.

Sul prato vedo già rincorrersi Wilma e Marco, i piccoli di casa, coi loro vestitini che subito si sporcheranno di verde d'erba. Gridolini e risa riempiranno i lenti pomeriggi. Più in là Renzo, già un ometto, fiero di quell'ombra che affiora sotto il naso. Non gioca più lui, ma passeggia con la sua macchina fotografica in cerca di quel non so che, un attimo da immortalare credo. Elisa, dolce e silenziosa Elisa. Credo di poter dire che ella m'ama più di ogni altro qui, persino di nonna Selma. Ha cura di me come se mi avesse visto nascere, mi rispetta e mi coccola. Ha dei bei capelli un po' irrequieti; lei si affanna a metterli sempre a posto ma inutilmente. C'è sempre qualche ribelle che tenta la fuga dalla sua treccia! Grandi occhi nocciola curiosi e languidi scrutano sempre tutti gli altri. Quando qualcosa o qualcuno la disturba lei arriccia quel suo buffo naso a patata. Ogni tanto con quella sua mano scarna mi accarezza nascostamente: è un gesto tutto nostro, nessuno lo vede. Lei bisbiglia il mio nome "Matilda"....

Così mi chiamò nonno Giuseppe. È passato molto tempo. L'ho visto giovane uomo costruire con amore la sua famiglia: amava Selma sopra ogni cosa, persino dei suoi stessi figli credo. I suoi occhi la cercavano sempre, un po' per aver sicurezza da lei e un po' per darla. Matilda cara - diceva - quante cose sai di noi, quanti segreti mai detti, quante risate e quante lacrime. 

Ti ho visto partire per la guerra fiero e spaventato ad un tempo, le mani strette sulle ingenue spalle di Paolo per passare a lui il timone in tua assenza. Non ti ho più rivisto. Ecco il tuo capolavoro vive qui con me ed io resisto al vento, alla pioggia, al sole ed al tempo che passa inesorabile. 

Elisa è forse la persona che più di tutte mi sente viva, parte fondamentale della sua vita. Lei è come te, lei mi sente: non solo pietre e mattoni... io sono viva."

Negli anni Nando imparò ad amare tutto questo e seppure si sentisse piccolo piccolo al contempo sapeva di essere imprescindibile, un po' come capita agli uomini davanti al firmamento

Marina Malgioglio



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