U curtigghiu

Arturo Ferrari 
Cortile quattrocentesco a Castiglione Olona - 1895



C'è stato un tempo poi non così lontano in cui dentro la città, nel paese, erano presenti tanti piccoli nuclei. Ad osservarla questa cosa è un po' come una lezione di biologia con le cellule, gli atomi e tutto il resto. Questi piccoli, microscopici mondi erano le corti o cortili. Poche case che si affacciavano tutte su questo spazio. La vita di chi abitava lì non conosceva la parola privacy ma di sicuro le parole scambio e solidarietà sì.
Affacciate alla porta di casa, sedute su quelle vecchie sedie, le donne pulivano fave o piselli, ricamavano o pettinavano i capelli ai bambini mentre si scambiavano le opinioni più disparate su questo o quel conoscente comune.
Gli uomini la sera li trovavi attorno ad un tavolo a giocare a briscola o a discutere di politica e gli anziani, circondati dai bambini, raccontavano le loro storie aggiungendo ogni sera qualcosa in più. Il cortile era un piccolo mondo con i suoi pro e i suoi contro, un mondo difeso e coltivato come un piccolo gioiello. Se si era fortunati qualcuno aveva la radio e allora tutti insieme si ascoltavano le canzoni oppure commedie e drammi: tutto era meraviglia.
I bambini giocavano indisciplinati al sole tiepido dei pomeriggi e a casa andavano solo per mangiare e dormire. In Sicilia d'estate il cortile si colorava del rosso brillante dei pomodori esposti al sole cocente per farli seccare; le donne e i bambini più grandi preparavano le conserve di pomodoro.
Quando in inverno si sarebbe aperta una "buttigghia" l'odore dell'estate avrebbe invaso casa. Le comari intente nel loro taglia e cuci han fatto si che nella mia terra il cortile, "u curtigghiu", divenisse sinonimo dello sparlare in senso ampio,  dalla chiacchiera innocua e benevola a quella maliziosa e malevola e le donnette furono additate come curtigghiare. Si intende che c'è anche il termine al maschile perché il pettegolezzo ahimè non ha né età né sesso.  Le amicizie nate in quei contesti erano solide e durature anche se si andava via e si cambiava casa.
Oggi viviamo in amorfi condomini chiusi a doppia mandata nei nostri appartamenti. Nei casi più fortunati si instaura un rapporto di reciprocità ma credo siano casi rari. Nessun bambino gioca negli spazi comuni, non si condivide più nulla e dal periodo COVID in poi mi pare di poter dire che le cose siano peggiorate. È il segno dei tempi. Le cose cambiano e di sicuro per molti versi in meglio ma c'è quel retrogusto un po' amaro che si sia persa un po' di spensieratezza, di apertura verso l'altro, di umanità. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Tapas di casa mia

Tiramisù "diversamente" sexy

Pollo ripieno con salsiccia e amaretti e contorno di funghi