Rituali e cambiamenti

Pensieri del mattino 


"Da che poteva ricordare ogni mattina aveva messo in atto un piccolo rituale. In religioso silenzio avvolta nella calda vestaglia rossa o, in estate, in totale libertà, entrava in cucina seguita dalla gatta, apriva lo sportello in alto e tirava giù caffettiera e caffè, versava piano l’acqua, dosava sapientemente la polvere, metteva su e aspettava, ancora insonnolita, quel dolce suono seguito subito dal tipico borbottio. Versava nella tazzina quella bevanda calda e nera, zucchero, una giratina col cucchiaino, lenta, quasi una carezza. E poi iniziava a sorseggiare davanti alla finestra: se era bel tempo l’occhio si perdeva nel blu del mare, contava le navi al porto e poi oltre la Playa, Augusta, le ciminiere fumanti e Siracusa e oltre, senza un confine preciso. A sinistra il sole iniziava la sua salita e la luna via di corsa diventava sempre più trasparente. Poi pian piano, la tazzina ancora piena per metà, dedicava un po’ di tempo alla finestra opposta: e lì in tutta la sua imponenza c’era lei,  "a muntagna". A volte nascosta da nuvole e nebbie a volte fumante e placida ad un tempo. Spesso però si stagliava nuda, scura e con riflessi azzurri e rosa creati dai primi raggi. Da un bel po’ non sembrava più lei: il suo cratere sembrava non esserci più, lisciato da un sapiente pasticcere con la spatola, come per pareggiare uno strato di panna. La cima un tempo appuntita era adesso una spianata... ma restava pur sempre lei, il punto di riferimento di ogni catanese, il retaggio lontano di un legame con la natura, la madre terra. E quel giorno mentre finiva il suo caffè pensò a come quella innocua bevanda in fondo fosse un po’ una metafora della vita. Da piccolo non ti permettono di berlo, troppo forte troppo eccitante. Poi pian piano vieni “iniziato” e via via le tazzine diventano sempre di più. E di nuovo poi ricomincerai a berne sempre meno, non perché non lo ami più ma perché non riesci a stare al passo, il cuore non lo regge, lo stomaco non va... e così ti ritrovi a sorseggiare piano piano quel fondo di tazzina assaporandolo più a lungo che si può. Certo poi ci sono quelli a cui non piace, quelli che la vita proprio non riescono ad afferrarla e viverla tutta d'un sorso, nera bollente ma alla fine corroborante. Caffè finito... si comincia la giornata"

                                             ph - Massimo Malgioglio

Ripetiamo i nostri strani rituali per mesi a volte per anni, a volte da soli a volte con gli altri. Il caffè la mattina, il quotidiano da leggere, le serate del venerdì con gli amici a vedere un film, le grigliate in campagna per Pasquetta. Poi d'improvviso tutto cambia e tu pensi che prima o poi sarai di nuovo su quel divano a scegliere cosa vedere con amici che non frequenti più o al sole tiepido o terrai in mano, sottosopra, il giornale nella speranza di vedere ancora un po'. Ma non succederà. Un continuo strappo. Il cambiamento è questo: uno strappo dell'anima. Ma l'anima è una grande guaritrice se la lasci fare, lei sa lenire le ferite porgendoti cose nuove. Quei momenti li conserverà al sicuro pronta a tirarli fuori nelle buie sere d'inverno quando il ricordare è cosa dolce. Ti cullerà col profumo della moka e le voci degli amici ormai lontani. Lasciala fare, permetti a quella lacrima di scendere e poi torna al presente.
Forse è per questo che mettiamo in atto azioni ripetute nel tempo, per fissare meglio nella nostra memoria ogni attimo, per avere un certo senso di sicurezza. Lasciarle andare è in un certo qual modo come crescere: un po' ci fa male, un po' ci inebria per il nuovo che avanza.

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